Alessandro fotografa l’Oltrepò Pavese posizionando il suo obiettivo sul cavalletto del cuore. Si siede in un punto preciso di Oliva Gessi, proprio lì, in quella che chiamano la valle del Riesling (non è un film, c’è e si trova sopra Casteggio), e quando c’è il carpe diem, come dice lui, scatta.

Alessandro è Anglisani. Un fotografo. Con tutta una vita prima e durante sulle spalle che lo ha portato a fare un percorso profondo, anche quando si tratta solo di fotografare. E poi tutto il resto: rispetto al mondo dell’immagine e della fotografia. Il suo mondo è a scatti. Le sue stagioni sono tutte. Anche quelle che non conoscevi. Perché sta lì e guardando la natura con il suo obiettivo segue un movimento. Cambia. Scatta e lei cambia. Il suo mondo è a scatti come le sue vigne e i castelli dell’Oltrepò Pavese, che entrano ed escono come soffiando sulle nuvole, colori e sfumature che poche macchine fotografiche sanno raccontare così.

È proprio bravo? Sì. Ma non solo. Alessandro Anglisani scatta e ama i suoi scatti. Ne fa un mestiere, ma non lo fa pesare. Ne coglie la profondità. E quella profondità finisce in rete. Forse proprio perché tutto parte da quel punto di vista lì, preciso, in quel luogo: Alessandro Anglisani con la sua macchina fotografica, partendo da quel luogo magico per lui, per noi, ha iniziato già qualche tempo fa, un percorso affascinante e lo ha raccontato con le sue fotografie. Fotografa l’Oltrepò Pavese, partendo dalla natura, dalle colline, dai particolari delle stagioni, dalla profondità di una Terra così diversa e bella che può benissimo essere raccontata anche solo con lo scatto giusto. Uno, cento, scatti.

Alessandro Anglisani è il cuore di questo progetto costruito da un Team che vive con la stessa passione un Territorio. Il suo territorio. Il suo Team. Lo guarda e lo focalizza con la passione per la fotografia, tecnica e abilità comprese, ma non dimentica mai il punto di partenza: fotografare un luogo che gli piace per farlo conoscere. L’emozione è il filo conduttore. E questo progetto lo tiene teso, quel filo, cercando complici. Sono i fotografi amatoriali, spontanei, scattisti (e non scattini) che si trovano su queste colline, le frequentano, le conoscono, per la prima volta o per altre cento, e condividono un’immagine, uno scatto, cento scatti, capaci di costruire un percorso che ha una meta: il racconto di una terra vocata per il vino, ma anche per il pane. Per il salame ma anche per la frutta, per la verdura ma anche per la cucina. Per la storia. Per la cultura.

Un incrocio di prodotti e storia, di punti alti di avvistamento, di torri, di vigne che disegnano l’Oltrepò Pavese in un quadro (a forma di grappolo, un bel grappolo di Pinot nero!) mai uguale a se stesso, capace di conquistare tutti. Giovani esploratori, in cerca di emozioni e di esperienze. E tutti gli altri. Enoturisti, winelover, camminatori, pedalatori, biker e automobilisti, cercatori di angoli belli dove andare e tornare. In uno scatto? Da condividere.

Alessandro li guida in questo album interattivo di immagini e raccoglie consensi e diffonde la conoscenza di un luogo. L’Oltrepò Pavese. La bellezza e il momento della bellezza sono la condicio sine qua non. Vale tutto. Anche il particolare. Anglisani osserva dal suo punto privilegiato di fotografo appassionato da questa terra e non giudica, ma seleziona, condivide, allarga l’obiettivo: di sicuro non gli basta il suo Oltrepò fotografato e da fotografare, lo apre a chi lo vuole conoscere. E saprà guidarci tutti in un racconto di immagini che può davvero non avere fine.

Un contest? Sarà una mostra? Sarà uno scatto sui social e basta? Sarà un calendario stagione per stagione che ci guida in un territorio di Lombardia bellissimo, raccontato per la prima volta solo da tanti scatti. I suoi e i tuoi scatti? Sarà comunque appartenenza. È il punto di vista di un fotografo che si è messo lì, in quell’angolo di Oliva Gessi e ha lasciato correre tutte le immagini. Fino al prossimo scatto. Il suo. Il tuo.

Cosa aspetti ad iniziare?

Ti basta un telefono, se hai una macchina va bene lo stesso.

A cura di Luciana Rota